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COLESTEROLO, ARRIVA L'ASSOLUZIONE!

Non si può dire certo che il colesterolo goda di buona fama; esso infatti è ritenuto responsabile di aumentare il rischio cardiovascolare provocando la formazione delle placche aterosclerotiche. Chi di noi non si è allarmato se ritirando l’esito delle analisi del sangue ha notato un valore del colesterolo totale superiore ai limiti?
Prima di analizzare i nuovi dati emersi dalle pubblicazioni scientifiche, facciamo un focus su questa importante molecola. Il colesterolo appartiene alla famiglia degli steroli, viene autoprodotto da tutti gli organismi animali e la sua produzione avviene principlamnente a livello epatico, intestinale e delle ghiandole surrenali. E’ coinvolto in numerose funzioni cellulari, tra le quali ricordiamo la crescita cellulare, la formazione delle membrane cellulari, la regolazione della fluidità di membrana, la regolazione dello scambio molecolare tra cellule. E’ inoltre un componente della guaina mielinica delle cellule nervose.
Ma le sue funzioni non terminano qui: è essenziale infatti per il trasporto degli acidi grassi nel torrente circolatorio ed è una molecola fondamentale per la produzione di ormoni sessuali, vitamina D , acidi e sali biliari.
Come accennnato prima, gli organismi animali sono in grado di produrre autonomamente colesterolo a partire dall’acetilcoenzima A. L’organismo umano è capace di produrne circa 1-2 grammi al giorno e contrariamente a quanto si pensa, il colesterolo alimentare (quello cioè assunto con gli alimenti) rappresenta solo lo 0,03% dei livelli di colesterolemia.
Quindi, se i livelli di colesterolo nel sangue sono elevati, questo non dipenderà dal tipo di alimentazione, ma piuttosto da una disfunzione genica, denominata dislipidemia, che induce un difetto nella regolazione dei livelli ematici di questa molecola. Bisogna inoltre specificare che non tutti i sottotipi di lipoproteine che trasportano il colesterolo sono pericolose per le nostre arterie. Infatti, le lipoproteine capaci di formare placche aterogene sulle nostre arterie sono le sd-LDL (small dense-LDL).E’ quindi questo sottotipo specifico ad essere correlato a patologie cardiovascolari, purtroppo attualmente non ne è prevista la valutazione tramite analisi laboratoristica di routine.
Ma cosa sta emergendo dagli ultimi studi scientifici riguardo il rapporto tra livelli di colesterolo ematico e formazione delle placche aerosclerotiche? Sembra che le placche si formino anche in presenza di livelli normali di colesterolo ematico 1-2. Dimostrando l’assenza di un’ associazione tra elevata colesterolemia e mortalità cardiovascolare. Addirittura in alcune patologie erano livelli bassi di colesterolemia ad essere associati ad una prognosi peggiore 1-2. Fino ad ora quindi si è commesso un grande errore, dovuto al fatto che non è mai stato preso in consifderazione il vero fattore di rischio per le malattie cardiovascolari: il sovrappeso. L’aumento del colesterolo sanguigno è solo una conseguenza di un peso in eccesso.
Non ha senso quindi ricorrere ad una alimentazione che tende ad escludere quasi del tutto i cibi che contengono naturalmente il colesterolo. Anzi, si è visto che spostare l’alimentazione su alimenti privi di questa molecola, quindi ad alto contenuto di carboidrati, influisce sull’aumento delle pericolose sd-LDL. Un’alimentazione che invece sia caratterizzata dall’apporto delle giuste proporzioni di lipidi, causa un aumento dei sottotipi “buoni” del colesterolo come l’HDL e le lb-LDL (large bouyant-LDL) 3-4. A conferma di ciò è stato dimostrato che il consumo settimanale di uova, cibo notoriamente ricco di colesterolo, promuove l’aumento delle HDL e riduce i livelli delle sd-LDL 5-6.
Possiamo in conclusione assolvere senza ombre di dubbio l’”imputato” colesterolo, oggetto di decenni di disinformazione che ne hanno causato la cattiva nomea che ancora si porta dietro. Nel febbraio 2015 la Dietary Guidelines Advisory Committee dell’USDA (United States Department of Agricolture) ha proposto l’abrogazione dei limiti massimi di assunzione giornaliera del colesterolo, riconoscendo la non associazione tra colesterolo alimentare e livelli di colestrolo ematico 7.
BIBLIOGRAFIA
1) Herron, k.l. Et al (2004) High intake of cholesterol results in less atherogenic low-density lipoprotein particles in men and women independent of response classification. Metabolism 53(6): 823-30
2) Horwich, T.B., et al. (2002) Low serum total cholesterol is associated with marked increase in mortality in advanced heart failure. J. Am Coll Cardiol. 42:1933-1940
3) Malhotra, A. (2013) Saturated fat is not the major issue. BMJ. 347:f6340
4) Fernandhez, M.L., Calle, M. (2001) Revistining dietary cholesterol recommendations: does the evidence support a limit of 300mg/d? Curr Atheroscler Rep. 12 (6): 377-83
5) Fernandez, M.L. (2006) Dietary cholesterol provided by eggs and plasma lipoproteins in healty populations. Curr Opin Clin Nutr Metab Care 9(1):8-12
6) Song , W.O., Kerver, J.M. (2000) Nutritional contribution of eggs to American diets J Am Coll Nutr. 19 (5S): 556S-562S
7) http://www.healt.gov/dietaryguidelines/2015-scientific-report/PDFs/Scientific-Report-of-the-2015-Dietary-Guidelines-Advisory-Committee.pd

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INTERVISTA PER IL SITO CARNESOSTENIBILI

Alessandro Gubbini: “Nessun cibo andrebbe demonizzato”

Il dottor Alessandro Gubbini è un biologo nutrizionista. Conseguita la laurea magistrale in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Perugia, ha poi acquisito poi il titolo di Dottore di Ricerca in Neuroscienze, dopo aver completato il Dottorato di Ricerca presso l’Istituto di Fisiologia Umana della facoltà di Medicina e Chirurgia di Ancona. Viste le sue competenze, e il suo dichiarato rispetto per la Dieta Mediterranea, abbiamo pensato di fargli qualche domanda.

Dottor Gubbini, in passato Lei si è anche esposto prendendo posizione in difesa della Dieta Mediterranea. Perché?

Ritengo che la Dieta Mediterranea, quella che poi siamo abituati a seguire nel nostro Paese, sia perfettamente bilanciata. Infatti i principali macronutrienti, ovvero carboidrati, lipidi e proteine sono rappresentati in maniera da rispettare correttamente le esigenze del nostro organismo. Abbiamo così una percentuale adeguata di carboidrati, principalmente complessi e ricchi di fibre grazie alle abbondanti porzioni di frutta, verdura e legumi; una giusta presenza di grassi, con i grassi insaturi che superano percentualmente quelli saturi; un apporto di proteine non esagerato (come invece avviene per altri stili alimentari occidentali: vedi gli Stati Uniti).

Nel suo lavoro le capita di vedere persone che improvvisano una dieta fai da te, magari in seguito ad allarmismi infondati diffusi dai media? Se sì, cosa gli consiglia?

Capita eccome! L’informazione ai nostri tempi viaggia velocissima ed attraverso diversi canali, accessibili ormai da chiunque. Se a questo aggiungiamo che purtroppo qualche volta i media tendono al sensazionalismo, si capisce bene che alcune persone si facciano a volte eccessivamente condizionare da alcune notizie. Le diete fai da te possono essere pericolose, l’esclusione tout court di alcuni cibi, senza una reale necessità, ci potrebbe infatti esporre a mancanze nutrizionali importanti. Il mio consiglio è sempre quello di ragionare sulle informazioni che recepiamo, di farlo tenendo sempre conto delle basi scientifiche e di affidarsi agli specialisti del settore.

Quali sono le fasce di età in cui è più importante avere una dieta completa ed equilibrata, che includa quindi anche la carne?

In linea di massima ogni età della nostra vita è importante e quindi dovremmo sempre seguire una alimentazione equilibrata. Ci sono comunque particolari fasi in cui un corretto apporto di proteine risulta molto importante. Mi riferisco in particolar modo a due momenti: la fase dello sviluppo e quello della senilità. I bambini e gli adolescenti stanno formando il loro organismo, ed hanno bisogno di una percentuale di proteine leggermente maggiore rispetto agli adulti. Nel caso delle persone anziane, invece, esiste il rischio di incorrere nella malnutrizione. Con l’avanzare dell’età infatti, possono subentrare alcuni fattori che impediscono un corretto approvvigionamento di nutrienti: presenza di alcune patologie, la diminuzione della capacità masticatoria, la solitudine che fa venir meno la convivialità del pasto e che porta quindi ad effettuare pasti frugali. Tutto ciò aumenta il rischio di non assumere le giuste percentuali di proteine, con l’effetto di avere una riduzione della massa magra (massa muscolare) con il rischio di incorrere in un decadimento fisico e l’instaurazione di una condizione di “fragilità” del soggetto malnutrito.

Spesso la carne è accusata di essere fra le cause principali dell’”epidemia” di obesità infantile a cui stiamo assistendo. Ma è davvero così?

Il problema dell’obesità infantile è un problema reale, purtroppo il numero di bambini affetti da sovrappeso o peggio ancora da obesità è, negli ultimi anni, drammaticamente aumentato. Le cause che sono all’origine di questa problematica sono molteplici e, a mio avviso, il consumo di carne non è tra questi. Senza dubbio la mancanza di un livello di attività fisica adeguata ha un’incidenza molto maggiore. A questa si affiancano frequentemente anche errori nel tipo di regime alimentare seguito, ma più che nelle quantità di cibi ingeriti il vero problema rimane il “come” si mangia. Dalle anamnesi dei giovani pazienti che afferiscono al mio studio, infatti, emergono frequentemente errori nella composizione dei pasti, nella frequenza con cui alcuni alimenti vengono consumati (mi riferisco in particolar modo a salumi e formaggi), all’uso eccessivo di bevande zuccherate (succhi di frutta, bevande gassate, the freddi) e dolci. La carne, soprattutto se cucinata nel modo corretto e non arricchita da altri componenti (mi riferisco a preparazioni che oltre alla carne presentino anche formaggi) non causa problemi di sovrappeso.

Può farci un esempio di menu ideale?

Premesso che un menù ideale non esiste, in quanto ogni persona in base al suo stile di vita, alla presenza o meno di patologie, all’età ed al sesso dovrebbe seguire un piano alimentare personalizzato, posso comunque indicare delle regole di massima. Un “menu ideale” aderente alle regole della sana Dieta Mediterranea dovrebbe prevedere che il 50-55 % di energia giornaliera derivi dai carboidrati (questa percentuale normalmente è maggiore negli sportivi d’elite), il 25-30% dai lipidi ed il 15-20% dalle proteine. Per rientrare in queste percentuali è sufficiente effettuare una prima colazione abbondante, costituita da una bevanda (latte di mucca o vegetale, the, orzo) e cibi glucidici come possono essere il pane, le fette biscottate, i biscotti, i cereali e per chi lo gradisse una modesta quantità di zuccheri (miele, marmellata). A seguire uno spuntino di metà mattina in cui possiamo inserire della frutta fresca, uno yogurt, dei cracker, un piccolo panino con dell’affettato oppure della frutta secca (noci, mandorle, nocciole, pinoli). Il pranzo dovrebbe essere strutturato da un primo piatto (pasta, farro, riso, legumi, patate) condito in modo leggero, un contorno e della frutta. Il pomeriggio una merenda simile allo spuntino di metà mattina. La cena dovrebbe prevedere un piatto proteico, quindi carne, pesce, uova, affettato, formaggio (con l’accortezza di non mischiare tra loro questi cibi), a seguire sempre un contorno di verdure e frutta.

Cosa ne pensa della recente monografia di Iarc e Oms, in cui i salumi sono stati messi addirittura nello stesso gruppo delle sostanze cancerogene?

La precisazione che lei fa nel pormi la domanda è importante. L’Oms ha infatti puntato il dito sulle carni lavorate ed insaccati e non genericamente sulle carni rosse. Per noi “addetti ai lavori” questa notizia è in realtà una “non notizia”. Le correlazioni tra un consumo di questi alimenti ed il rischio di ammalarsi di tumore (in particolare tumore del colon retto e dello stomaco) sono note da anni. Ma cosa ci dicono in realtà questi studi? Che i rischi non sono legati alla carne in se stessa, ma a come questa viene lavorata. In particolar modo sembra che il rischio sia rappresentato dai nitriti e nitrati per quanto riguarda le sostanze contenute e dalla affumicatura e grigliatura per quanto concerne il metodo di cottura. Il mio consiglio in questi casi è usare il buon senso. Nessun cibo, secondo il mio modo di vedere, andrebbe demonizzato in assoluto. Ci sono cibi che andrebbero consumati più frequentemente ed alimenti che andrebbero mangiati con moderazione. I salumi possono essere inseriti in quest’ultima categoria, quindi da nutrizionista mi sento di consigliarne un uso sporadico, ma non certo di eliminarli del tutto dalla dieta.

http://carnisostenibili.it/2015/11/09/alessandro-gubbini-nessun-cibo-andrebbe-demonizzato/

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LE PROPRIETA' BENEFICHE DELLA BANANA

La banana è senz’altro il frutto più diffuso e consumato al mondo,
vuoi per il suo sapore vuoi per la sua praticità, vuoi anche per il suo aspetto
simpatico, possiamo comunque affermare che questo frutto si merita ampiamente
questa benevola fama.
Dal punto di vista nutrizionale sono una buona fonte di potassio, di magnesio e di vitamina B6,
sono inoltre una ricca fonte di antiossidanti, che ci difendono dall’azione nociva
dei radicali liberi.
Ma andiamo ora ad analizzare le principali proprietà della banana:

1)Rafforzano le ossa
pur non essendo ricche di calcio aiutano a mantenere forti le nostre ossa, infatti Secondo un articolo pubblicato sul Journal of Physiology and Biochemistry le banane contengono sostanze che aiutano la digestione e migliorano la capacità dell’organismo di assorbire il calcio
2)Aumentano il senso di sazietà
le banane contengono fibre vegetali che ci aiutano a mantenerci sazi più a lungo. Scegliendo una banana per la merenda non corriamo il rischio di orientarci verso i classici prodotti confezionati. Le banane vengono considerate uno spuntino utile per gli sportivi, da assumere 1 ora prima dell’allenamento.
3)Proteggono la vista
contengono vitamina A, una sostanza essenziale per gli occhi, per mantenere la normale capacità visiva e per migliorare la visione notturna, secondo il National Institute of Health. La vitamina A aiuta a preservare le membrane oculari e la cornea. Le banane possono anche aiutare a prevenire la degenerazione maculare
4)Proteggono lo stomaco
Mangiare banane regolarmente potrebbe proteggere lo stomaco dalle ulcere. Le sostanze nutritive presenti nelle banane sembrano creare nello stomaco una barriera protettiva contro l’azione eccessiva dei succhi gastrici rispetto alle pareti di questo organo. Inoltre le banane contengono composti che aiutano ad eliminare alcuni tipi di batteri considerati tra le cause delle ulcere gastriche
5)Sono benefiche per il cuore
sono ricche di potassio il quale contribuisce a mantenere regolare il battito cardiaco. Inoltre l’elevato contenuto di potassio delle banane e il loro ridotto apporto di sodio potrebebro proteggere il sistema cardiovascolare dall’ipertensione, secondo gli esperti dell’FDA.
6)Riducono lo stress
grazie al loro importante contenuto di triptofano, una sostanza che il nostro corpo converte in serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore che ci aiuta a risollevare il nostro stato d’animo. Inoltre la vitamina B6 presente nelle banane aiuta a dormire meglio e il magnesio contribuisce a rilassare i muscoli.
7)Prevengono l’ictus
Mangiare banane di frequente riduce il rischio di ictus in menopausa. Lo rende noto uno studio condotto negli Stati Uniti presso l’Albert Einstein College di New York e pubblicato dall’American Heart Association. Lo studio ha coinvolto un gruppo di oltre 90 mila donne in menopausa di età compresa tra i 50 e i 79 anni per un periodo di 11 anni
8)Sono una buona fonte di vitamina C
Una normale porzione di banane contiene il 15% dell’apporto giornaliero consigliato per la vitamina C. La vitamina C combatte i radicali liberi e aiuta a prevenire l’infiammazione. Inoltre, contribuisce alla formazione del collagene e aiuta a mantenere in salute i vasi sanguigni.

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